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Tarocchi: il contributo di Jodorowsky


Tarocchi, lettura dei tarocchi di Giulia Scandolara

Nel 2005 usciva "La via dei tarocchi" di Jodorowsky e Costa. Il libro ha avuto così successo da diventare un punto di riferimento per gli appassionati (si è sentito il termine "appassionati"?) di tarocchi. A torto, e a ragione. Capiamo perché.


Tarocchi e tarologia: quali meriti vanno a Jodorowsky

Parto col dire che no, non mi sento di consigliare questo libro, perché contiene molte inesattezze. Sia a livello di stesa (quindi "metodo di lettura"), sia a livello di significati delle carte. Entrerò nel merito a breve.


Ma Jodorowsky, con il suo libro, si aggiudica di certo due grandi meriti:

  • parla di tarocchi a livello internazionale e dopo tanto silenzio sul tema

  • il saggio riscrive per sempre la relazione tarocchi/cartomanzia

Dalla cartomanzia alla tarot-logia

Con Jodorowsky decade la connotazione divinatoria per cui è conosciuto il mazzo di tarocchi. Ed emerge la logica del tarot (tarot-logia).


Se oggi posso dirmi tarologa è grazie a Jodorowsky. Questa parola, prima di lui, non esisteva.

È una logica, quella del tarot, che si basa sulle immagini del profondo, immagini che trovano risonanza nell’apparato simbolico dell’inconscio, e nelle religioni del mondo.


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Mi fiderei del risultato di una stesa artistica "a farfalla"?

Tarocchi: ma Jodorowsky non ha inventato nulla

Questa logica del profondo, però, non l’ha inventata Alejandro. Lui è stato intelligente: le ha dato un nome. La pratica tarologica esiste infatti da molto prima: dal 1800 circa.


Tarocchi e Jodorowsky: ecco perché non consiglio il libro

Jodorowsky fa suoi, senza dirlo, molti studi storici di cui non ha merito. Non nomina un solo studioso, una sola fonte. Nel testo non c'è una bibliografia. Ma qualcuno ci ha fatto caso?


Così facendo, Alejandro fa sembrare "tutto suo" lo studio attorno ai tarocchi. Ci sono anche i demeriti, quindi.

L'autore inserisce invenzione proprie, senza specificarlo

Nel libro, il tarot viene interpretato in modo personale in termini di utilizzo. Jodorowsky inventa ad esempio un mandala dei tarocchi senza specificare che è un esercizio di sua invenzione.


Il libro è collegato al famoso mazzo di tarocchi Jodorowsky-Camoin (del 1997). Si tratta di un mazzo restaurato, a canone marsigliese, creato insieme all’ultimo erede della famiglia Camoin. Innominato nel testo.


Libro e mazzo sono strettamente connessi. E ci pongono di fronte allo stesso problema: i colori delle carte sono rivisitati, fatto che preclude la bontà di alcuni codici, quindi il loro corretto utilizzo in sede di lettura.


Tarocchi: il mazzo Jodorowsky-Camoin

Jodorowsky ricrea il mazzo inserendo nuovi codici. Inserisce negli arcani dettagli che non sono presenti nel canone marsigliese originale. Esempio: nel mazzo di Jodorowksy, Le Diable ha una seconda faccia sull’addome.


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Chi non ha studiato la Storia dei tarocchi non può sapere che questo dettaglio non è presente nel canone marsigliese (di tipo 2, quello cioè più diffuso).


Tarocchi: l'annoso problema della stesa

Inserire nuovi simboli a caso non fa altro che creare fraintendimenti in sede di lettura. Ma con questo libro non si arriva mai a poter leggere i tarocchi.


Il testo propone infatti modalità di lettura che sono:

  • inventate di sana pianta (come la lettura artistica "a farfalla")

  • derivanti dalla cartomanzia

Per molti, questo libro è punto di riferimento. Per me è un "no" secco, se ci si avvicina a questo testo con l'idea di poter imparare a leggere i tarocchi. Aggiungo che, finora, non ho trovato testi (anche semplici) che potessero insegnare la lettura dei tarocchi.


Questo perché l'insegnamento effettivo, che di certo comprende la conoscenza delle parole chiave di ogni arcano, scaturisce nel momento in cui si apprende la stesa. Penso sia un vero peccato che Camoin non insegni più.





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