Ascolto profondo e ritmi naturali
Aggiornamento: 6 apr

Oggi aiuto le persone a fermarsi, riappropriandosi così del proprio tempo e dei propri talenti. Ma cambiare direzione, imparare ad andare piano e invertire la rotta non è semplice per nessuno.
Là fuori, tutto sollecita all'insoddisfazione e all'ansia di prestazione. Pare che dobbiamo fiorire, fare cose, sì, ma di corsa! Purtroppo, orientare le persone che hanno fretta, è impossibile. E si perde solo la complessità dei propri doni.
Allenarsi all'ascolto profondo
Arrivo da una famiglia dove la fretta è sempre stata considerata come una buona abitudine. Arrivo da una regione, la Lombardia, dove le persone hanno imparato geneticamente a mettersi fretta da sole. Quanto si può vivere a questo ritmo?
Per anni ho fatto il mio bel pezzo di maratona sotto stress, poi, la sfida è stata fermarsi, rallentare, ascoltare profondamente le mie esigenze. E seguirle. Non lo fa nessuno, o quasi nessuno, perchè cambiare costa fatica, e ci mette nella condizione di avere solo incognite.
Eppure, rallentare, e imparare a capirsi, ascoltandosi, mi sembra sempre l'unico viaggio sensato. Ecco perchè, in modo personale, invito le persone all'ascolto profondo. Negli anni passati l'ho fatto soprattutto con l'arteterapia.
Oggi, seguo ancora le persone nella relazione a due, una consulenza dove la parola si fa terapeutica. Credo sia la risoluzione creativa più potente. Ma le consulenze, in questi anni, si sono fatte ardue. Perchè le persone hanno sempre più fretta.

Ascoltare i ritmi naturali
Quando le persone che ascolto hanno fretta di arrivare alla meta, le invito a riflettere sui ritmi naturali. Oggi vivo in mezzo agli ulivi, ed ho negli occhi, ogni giorno, la calma perseveranza di queste piante secolari.
La natura non ha urgenze. Piuttosto, asseconda un ritmo. Alcune piante nascono prima, mentre altre hanno bisogno di più tempo. In ogni caso, nessuna pianta tende a bruciare le tappe. E noi? Avendo fretta, allunghiamo il percorso.
La natura ci insegna a fare ritorno ad un ascolto profondo. Riprendere dimestichezza con il respiro, ascoltarsi passeggiare, non sono pratiche inutili e superficiali. Ma risvegli.
Ci si risveglia dall'ansia della riuscita (devo essere, devo diventare, devo raggiungere) soltanto ristabilendo anche in noi stessi e in noi stesse un certo ritmo naturale. Il bagno naturale tra i suoni della natura è il primo passo per esercitarsi alla pratica del ritorno.

La pratica del ritorno
La pratica del ritorno è un modo per rimettere la propria persona in profonda sintonia con il tempo, per vivere bene questa dimensione. La relazione con il tempo, nella pratica del ritorno, diventa calma e intima.
Nella pratica del ritorno si ristabilisce la presenza che ancora manca, e si inizia a guarire dall'ossessione di ottenere subito i risultati. Prima ancora dei propri obiettivi professionali o personali, ha davvero senso imparare a far pace con il tempo.
Qualsiasi progetto che inizi senza un ritmo naturale, è destinato ad una battuta di arresto, utile proprio al recupero di quei ritmi naturali che sono stati sottovalutati e trascurati. Praticare il ritorno a sè, entro un tempo privo di ansia, è la premessa, è il viaggio stesso, la priorità che anticipa e rende certo qualsiasi progetto.
Se subentra l'ansia di prestazione, se scendiamo troppo a compromessi con fatti che ci dividono l'anima, è tempo di fermarsi.

Prima di andare avanti a progettare il nostro lavoro, abbiamo bisogno di recuperare l'intelligenza dei ritmi naturali interiori. Una volta recuparata l'ampiezza del nostro respiro, possiamo portare la sapienza dei ritmi naturali nel lavoro, nelle relazioni, e in tutta la nostra vita.
Passa del tempo a riparare la tua relazione con il ritmo interiore, elimina la fretta, in natura. E se hai bisgono di un aiuto, sentiamoci.